Cinema: Chéri

13 settembre 2009 – 01:48

Parigi, fine ‘800, primi ‘900. Per le strade si respira un’aria frizzante, gioiosa, piena di speranza. L’ottimismo e il benessere stanno cambiando il mondo, in una nuova epoca che nostalgicamente verrà ricordata come Belle époque. Lea è una ex cortigiana, elegante e raffinata, intelligente nell’amministrare la propria vita come nel gestire i propri affari. Mentre il mondo attorno a Lea(Michelle Pfeiffer) avvizzisce inesorabile allo scorrere del tempo, lei sembra invece risplendere sempre più. Le sue forme ricordano le linee sinuose delle decorazioni floreali, di quei gioielli preziosi ed elaborati, di quelle balaustre riccamente intarsiate. Lei è bella, così bella da potersi permettere di amare ancora una volta, nonostante la professione, malgrado l’età. E forse per l’unica volta che gli è concesso. E’ il giovane Chéri(Rupert Friend) a catturare il suo cuore. Giovane ricco dandy, molto giovane, forse troppo per una come lei, non più così tanto fresca. La loro complicità andrà avanti per anni fino a quando il loro amore, ancora non dichiarato nemmeno a se stessi, verrà interrotto. La separazione e la distanza scaveranno nei due amanti solchi profondi, portando alla luce la realtà delle cose, la verità nascosta che pesante come il tempo sul volto di una giovane cortigiana sentenzierà il proprio verdetto.
Brava e bella, Michelle Pfeiffer riesce perfettamente a interpretare l’eleganza di una donna che, anche nella realtà, sfoggia i suoi anni con orgoglio. Ottima anche Kathy Bates, perfetta nel ruolo di Madame Charlotte Peloux, diabolica madre di Chéri e vecchia nemica di Lea.

…allo stesso tempo non poteva fare a meno di sentire che era sfuggito a qualcosa, che era di nuovo un uomo libero. Ma poi si rese conto che anche quella era una sensazione ingannevole. Passarono molti anni prima che realizzasse che erano stati puniti ingiustamente: Lea per essere nata così tanti anni prima di lui, e Chéri per aver capito che Lea era l’unica donna che avrebbe mai potuto amare.

Regia: Stephen Frears
Attori: Michelle Pfeiffer, Rupert Friend, Kathy Bates.
Colonna sonora: Alexandre Desplat
Sito ufficiale: Chéri

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Books: La Casa del Professore (The Professor’s House)

31 agosto 2009 – 20:10

Alle otto lui e la moglie erano già all’Auditorium. L’introduzione gli dipinse un sorriso sulle labbra e gli scaldò il cuore. La musica sembrava ancora straordinariamente fresca e spontanea. Potrò anche passare di moda, si disse, ma non sarà mai vecchia finchè rimarrà un pizzico di gioventù nel cuore degli uomini. Era un’espressione di giovinezza, nient’altro: con tutta la dolcezza, la follia, lo struggimento di quella stagione.

Il professor St. Peter ama perdersi nell’azzurro argenteo delle acque del  lago Michigan, distendersi sulle sue rive boscose e ombrose. Da tempo spende molto del suo tempo a pensare, come intorpidito da una strana stanchezza fisica e mentale. Adora anche quella sua vecchia casa logorata dal tempo. Un rubinetto che perde, una finestra che non si apre, qualche asse del pavimento che scricchiola. Piccoli difetti che la rendono ancora più speciale, autentica. Non abbandonerebbe mai quelle mura domestiche, quel giardino curato, quello studio condiviso con Augusta, pieno di stoffe e manichini. Non lo farebbe mai, nemmeno per una casa migliore, più confortevole, moderna. Ama quella casa, proprio come ama il suo lavoro, la sua cattedra, i suoi studenti. Ma c’è qualcosa che lo turba. Quella città, quelle vie, quelle persone, la sua stessa famiglia lo turba. E il ricordo di Tom Outland, di quel ragazzo che scappò al fronte per trovare la morte, lo porterà a dover scegliere il suo destino. Attraverso la solitudine dei propri pensieri e i ricordi della persona che più di tutti gli altri lo ha segnato, il professor St. Peter troverà quegli stimoli che lo porteranno verso la propria scelta.
Willa Cather ci porta nella mente di un uomo solo, circondato da persone che non capisce più, che non riconosce più. Due storie che si completano a vicenda, quella del professore St. Peter e quella di Tom Outland, e che senza la presenza di uno, nessun senso avrebbe la vita dell’altro.

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Feelings: La vita in un attimo.

15 agosto 2009 – 19:28

Ogni giorno, ogni singolo interminabile giorno, impieghiamo troppo tempo a dare risposte, o meglio, a cercare quelle giuste. Le poniamo a noi stessi oppure agli altri, non importa. Possiamo chiedere a qualcuno quale sia il suo colore preferito, dove sia la fermata per l’autobus che porta alla stazione, se il suo cuore è pieno d’odio o bisognoso d’amore. Possiamo anche chiederci cosa fare della nostra serata, se comprare quel libro visto in vetrina o se cambiare città per voltare pagina. Domande spesso spontanee e altre volte un po’ meno, capaci di indagare noi stessi e gli altri, capaci di frugare e carpire qualcosa che abbiamo bisogno di sapere. Ma ce ne è una, una soltanto, a cui non troveremo mai alcuna risposta. La variabile X che muta violenta come il tempo d’Agosto, come uno di quei temporali estivi che trasportano con se una scia di elettrica vitalità, scendendo dai monti alla pianura fino a perdersi nel mare. Quella domanda non riguarda solo noi, riguarda tutti. Riguarda un’intera vita. Arriva il momento in cui ti rendi conto di quanto sei piccolo in questo sterminato universo, e di quanto poco puoi fare per il tuo destino, già scritto dalla natura. Ti preoccupi per un’intera vita di programmare il tuo corso  e questa, in un solo istante, ti porta via tutto.  Tieni duro, non mollare.

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Books: Le Ore (The Hours)

13 luglio 2009 – 23:56

Ha avuto una crisi di panico – crede che “panico” sia la parola giusta. Ha provato a mettersi stesa per qualche minuto mentre il figlio dormiva; ha provato a leggere un po’, ma non riusciva a concentrarsi. E’ rimasta distesa sul letto con il libro tra le mani, sentendosi svuotata, esausta, per il bambino, per la torta, per il bacio. Tutto si riconduceva, in un certo senso, a quei tre elementi, e mentre stava stesa sul letto matrimoniale con gli scuri abbassati e la lampada da notte accesa, a cercare di leggere, si è chiesta: è questo che vuol dire impazzire? Non se l’era mai immaginato così – quando aveva pensato a qualcuno (a una donna come lei) che perdeva la testa, si era immaginata urla e lamenti, allucinazioni; ma in quel momento le era parso chiaro che c’era un altro modo, molto più tranquillo: un modo, più che confuso e disperato, piatto, tanto che un’emozione forte come il dolore sarebbe stato un sollievo.

Le Ore, di Michael Cunningham
Premio Pulitzer 1999
Premio Grinzane Cavour 2000 (narrativa straniera)

Virginia Woolf, Laura Brown, Clarissa Vaughan. Tre donne, tre vite. La prima, ossessionata dalle voci e dalla sua malattia che la spingerà ad essere vinta. La seconda, infelice della normalità di una vita fin troppo regolare, di un destino già scritto che richiederà un enorme sacrificio. La terza, capace di prendersi cura degli altri ma incapace di guardare dentro se stessa. E’ un libro da leggere lentamente, con piccole pause da scandire fra una riflessione e l’altra, avvolti nel silenzio dei propri pensieri oppure distesi sul grande letto di una camera d’albergo, pagata solo per acquistare quelle poche ore di libertà. Queste pagine lasciano un segno profondo e si lasciano amare, come le sue tre donne, così volubili, così fragili. Ho adorato queste pagine come ho adorato la trasposizione cinematografica diretta da Stephen Daldry, come ho adorato la colonna sonora scritta da Philip Glass, come ho adorato queste tre donne.

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DanixPress: XI Settimana della Cultura – 16/26 Aprile 2009

20 aprile 2009 – 01:29

Anche quest’anno il Ministero dei Beni Culturali apre le porte dei luoghi d’arte statali invitando tutti i cittadini ad ammirare ciò che i nostri secoli di storia ci hanno lasciato. La Settimana della Cultura(dal 18 al 26 Aprile 2009) è una delle poche cose buone che ci rimangono, non sprechiamola. Anche se un museo non costa poi così tanto (molto meno di una serata in pizzeria, tanto per intenderci, e ti lascia molto di più!) mi domando perchè non approfittarne, visto che per pochi giorni è anche gratis! Stamani ero partito con un amico per un giro alla Galleria d’Arte Moderna di Firenze a Palazzo Pitti quando abbiamo trovato di fronte alla biglietteria un foglio bianco con su stampato “FREE, OGGI GRATIS“. Nemmeno le circolari delle scuole di paese sono così miseramente stampate, ma questo ci ha permesso di visitare l’intero complesso, e di passare un pomeriggio nei suoi musei e giardini, in totale libertà. Naturalmente nessuno di noi era a conoscenza di questa iniziativa. Ma dico io, una cosa del genere sarebbe da urlare con tanto di megafono a tutta la città! Mettete un caspita di cartello all’uscita della stazione, invece di metterci solo squadroni di poliziotti in tenuta antisommossa; distribuite volantini per strada, invece dei soliti depliant di pizzerie con consegna a domicilio; smuovete l’interesse della massa di italiani che non sanno nemmeno chi sia il Bernini (esperienza recente avuta in un bar del centro, dove tra un caffè e una chiacchiera riferivo che nel week end sarei andato a vedere la mostra I Marmi Vivi, dedicata appunto all’artista, e mi son sentito dire da un paio di persone “Bernini chi?”… sono visibilmente impallidito!). Insomma, non vorrei fare lo Sgarbi della situazione (proprio lo detesto quell’uomo!) ma alcune volte questo paese gioca contro se stesso. Abbiamo molto ma non sappiamo valorizzarlo come si dovrebbe. E’ un dato di fatto! Critiche a parte, il mio invito è: andate e visitate a spese dello stato! Anche se non vi interessa(ma non ci credo!) ne uscirete almeno con la soddisfazione di non aver pagato!

ps: in genere all’uscita c’è un bussolo per le offerte.. ecco, se non volete uscire con la coscienza sporca metteteci dentro almeno qualche moneta, un pezzo di carta(intendo banconote, non lo scontrino del bar!).. oppure potete comprare anche un bel catalogo, per chi di voi ne uscisse estasiato! Conservare così tante bellezze del passato costa molti, molti soldi, e prima che i nostri politici svendano la nostra arte per pagare i loro debiti, è meglio contribuire per tenerla nei nostri musei pubblici, non trovate?!

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